Fuga di risorse

Non mi piace parlare di fuga dei cervelli, anche perche’ chi parte non e’ che lascia braccia e gambe in Italia.

E nessuno dei miei amici ed ex colleghi all’estero o in procinto di andarci si preoccupi: non parlero’ di loro. Almeno stasera, perche’ penso sarebbe interessante inziare a raccogliere le loro impressioni sui paesi in cui vivono, il lavoro, la societa’… E rapportare tutto al caso Italia. Cosi’, giusto per avere uno spaccato autentico di una generazione che viene spinta a scappare, se puo’, attraverso ponti d’oro e fanfare di saluto. Poi, si chiude la porta ad evitare possibili ripensamenti e ritorni inopportuni, che chi parte non e’ degno di star qua.

Bene, stasera volevo salutare un pezzo di paese che se ne andra’ a breve in Russia. Dopo avere ottenuto, in Italia, risultati che in molti al mondo potranno solo sognare. Uno che ha avuto la fortuna di avere per le mani materiale umano di eccelsa qualita’, ma ha pure trovato il modo di non rovinarlo, questo immenso capitale umano, anzi: ne ha ricavato oro a cassettate. In ogni parte del mondo. Alla faccia d’un paese che di lui e della sua squadra si ricordava -se va bene- una volta ogni quattro anni, per una settimana scarsa. Allora la tiranna catodica si accorge di questi ragazzi e ve li mostra nelle loro pesanti tute bianche, in cui si suda come essere al mare d’agosto, il volto solo intuito sotto una strana maschera di ferro che da qualche tempo porta pure delle belle lucette colorate, ad aiutare la comprensione dell’arcano spettacolo che viene teletrasmesso.

Quello a sinistra, che sta impostando un fuetto sulla spalla sinistra di Imboden, e’ il Baldo. Londra 2012, fioretto maschile a squadre. Italia medaglia d’oro.

Insomma, sto parlando di Stefano Cerioni, ex oro olimpico e CT delle nazionali maschili e femminili di quel fioretto che e’ miniera di ori olimpici e di vittorie in Coppa del Mondo, sicuro timoniere di assalti fratricidi in cui spesso i compagni di squadra sono costretti, alla fine della competizione, a tirare uno contro l’altro, perche’ la scherma e’ sport in cui vince solo uno, e il pareggio non esiste.

Cerioni va in Russia perche’ il paese di Putin -che vanta una tradizione schermistica paragonabile alla nostra e a quella degli odiati cugini francesi-  gli offre un contratto da 300.000 Euro netti l’anno, a lui che adesso ne guadagna circa novantamila lordi. Le voci che circolano parlano di una richiesta da parte dell’oramai ex-CT di centomila Euro l’anno per rimanere, e l’impossibilita’ per Federscherma e CONI di dire di si, causa assenza di risorse.

Cerioni e’ l’ultimo di una serie di maestri di scherma che hanno preferito emigrare sia per soldi che per la considerazione con la quale lo sport ad altissimi livelli (e qua stiamo parlando del non plus ultra) viene considerato all’estero. Soprattutto, fa una certa impressione leggere i composti lamenti di circostanza di Scarso (presidente di Federscherma) e Petrucci (presidente CONI), che sono moderatamente rammaricati per la partenza ma son certo che sotto sotto gia’ staranno pensando al sostituto.

Che, intendiamoci, e’ possibile trovare, certamente. Nessuno e’ insostituibile.

Pero’, a certi livelli la sostituzione di un elemento d’un certo pregio comporta un costo non indifferente, sia in termini economici (il sostituto va pagato, va formato, non e’ detto che vinca subito, e se non vince gli sponsor non ti danno i soldi… E via cosi’), sia in termini di tempo (lo devi selezionare, il sostituto. E poi devi lasciare che lui si ambienti, che conosca il team, che prenda confidenza con gli alti Maestri… E’ lunga…).

Cerioni e’ un CT che fa solo questo, di mestiere. Lo si puo’ (lo si poteva…) trovare nei palasport di tutta Italia, a visionare personalmente le gare dei giovani fiorettisti, perche’ loro sono il futuro del movimento. E se un CT non li vede a sedici anni, magari se li perde per strada. Era uno che faceva benissimo il suo mestiere, in uno sport che risulta difficile da capire ma quando l’hai capito e’ splendido. Uno sport che condensa in una giornata una tale quantita’ di emozioni che non e’ facile capirle se non le hai vissute (ho avuto la fortuna d’avere un figlio fiorettista, e le gare -soprattutto quando era un bimbetto di 11-12 anni- erano uno stress fisico anche per me). Come ho detto molte volte, un torneo di tennis condensato in otto ore, pero’ lo stress mentale e’ centuplicato…

Come in tutti gli sport individuali (tennis, nuoto, atletica) il rapporto tra maestro ed allievo e’ qualcosa di piu’ che la relazione che puo’ intercorrere tra l’allenatore e un giocatore di calcio o di basket, e si capisce quindi come Elisa Di Francisca oggi sia rimasta colpitissima, quasi sconvolta dalla notizia (spero vi ricordiate che la Di Francisca -una fiorettista- ha vinto l’oro individuale e a squadre a Londra, quest’anno…). La Federscherma trovera’ certamente un valido sostituto, lo ripeto: ne sono certo. Come sono certo che il passaggio di testimone non sara’ indolore.

Auguri all’ex-CT, e auguri anche ai fiorettisti italiani, che comunque restano i migliori del mondo. Almeno per adesso.

Barney

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...