Progressioni (post serio sulla vita, l’universo e tutto quanto)

Il vero Barney Panofsky scrive le sue memorie poco prima di rincoglionire del tutto a causa dell’Alzheimer. Forse e’ la cosa che temo di piu’ in assoluto -rincoglionire di Alzheimer, dico, non scrivere le proprie memorie…-, quindi forse e’ il motivo per cui “La versione di Barney” e’ tra i miei libri preferiti, e Barney e’ il mio nick qui.

Detto cio’, guardate qua:

Sono sei autoritratti fatti dalla stessa persona nell’arco di dodici anni. Al pittore, William Utermohlen, venne diagnosticato l’Alzheimer nel 1995.

Il primo autoritratto e’ giovanile, del 1965.

Il secondo e’ del 1996, a malattia diagnosticata. L’ultimo e’ del 2007 -l’anno della sua morte-, e testimonia una volonta’ incredibile da parte dell’artista di sopravvivere alla malattia e cercare di capirla con il solo strumento in suo possesso: la pittura.

Non credo si debba giudicare solo il valore artistico di questi autoritratti, perche’ quello che c’e’ dentro e’ molto di piu’: e’ la vita e la morte, attraverso un percorso ineluttabile e disperato che somiglia, per come toglie particolari all’insieme da un quadro al successivo, alla semplificazione picassiana che si osserva nella famosa sequenza dei tori:

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Il sito di Utermohlen e’ una miniera di splendidi dipinti, visitatelo e mi rammenterete.

Hat trick per i tumblr di Tamburina e di Archivio Caltari.

Barney

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