To brief, or not to brief: that is the question…

Il beneamato Archivio Caltari tira fuori una analisi sulla neolingua parlata dalla Minetti e le sue amichette durante la stagione del Bunga Bunga, ovvero l’anno scorso, non il Giurassico o il tardo Cambriano…

Le intercettazioni cartacee sono state confermate dai nastri, usciti ancora una volta dai tribunali e dalle aule degli investigatori e prontamente riversati in rete in tutte le salse. Una di queste salse e’ questo remix elettronico qua: “Amica chips”.

che riprende ed esalta, nella voce della Minetti effettata e robotizzata (ma non e’ davvero un po’ robot, quella gente la’?), i vocaboli ed i concetti piu’ famosi e piu’ sconcertanti:

Ti devo briffare

Amica Chips

The boss of the boss

La desperation piu’ totale

Il pezzo su Archivio Caltari (AC) e’ come sempre ottimo, ne rubo un paio di paragrafi solo per dare l’idea di come si possa sostanzialmente scrivere ottimamente su tutto.

(qua si parla di “briffare”, che viene da “brief”, un resoconto veloce e rapido):

La velocità, come atteggiamento risolutivo della mancanza di tempo espressa dalla parlata minettiana, attraversa, tramite diversi espedienti linguistici, i due minuti e cinquantacinque secondi della telefonata che a un certo punto ci sembra siano più lunghi. Come se il suo essere sbrigativa e ammiccante fosse in grado di deformare la nostra percezione del tempo tanto da darci l’impressione che Minetti parli per più di tre minuti, che parli per ore, perché lei parla sempre così, ogni giorno, e tutto attorno, il tutto attorno ci parla così. Minetti ci parla quotidianamente e in ogni luogo e noi parliamo lei, la sua lingua, la sua cultura e da questa ci facciamo passivamente parlare. Abitiamo una lingua automatica, distratta, ripetitiva e quindi pericolosa. Fatto che sembra andare a braccetto con la complicità espressa dalle varie forme di anacoluto, dalle varie pause che trasposte in grafia verrebbero trascritte con i puntini di sospensione – il segno di interpunzione che più di tutti esprime allusione – reiterati fino a diventare tic nell’espressione «cioè nel senso…».

Parole sante.

Ancora:

Nicole Minetti va di corsa, è impegnata, ha mille cose da fare e non può certamente finire le frasi, non può mai finire le frasi ma soprattutto non deve finirle mai, e non perché qualcuno gliel’abbia suggerito o addirittura ordinato, ma perché non ne ha bisogno; è tutto un cioènelsenso e la ragazza dall’altra parte del telefono lo sa, lo saprà, e se non lo sa saranno problemi suoi, insomma lo deve sapere in quale senso. «Cioè capirai»: Minetti lo dice non solo perché la sua è una parlata che, procedendo per automatismi e tic, in nessun modo riesce a elaborare una formazione sintattica o lessicale che si distacchi dal già sentito, ma soprattutto perché quella ragazza effettivamente capirà ciò che deve capire e non c’è proprio alcun bisogno di specificare cosa (e se ce ne fosse bisogno non ce ne sarebbe il tempo).

Poi anche AC si sofferma su un particolare dell’intercettazione, molto meno famoso in generale ma non per me, che un anno e mezzo fa scrissi solo di questo. Mi aveva affascinato non il “briffare“, non “ne vedrai di ogni“, ne’ “la desperation piu’ totale“.

No: ero rimasto assolutamente folgorato dalla scoperta di Simone. Di cui s’accorge anche AC:

Riferendosi poi a un certo Simo lei stessa parla di qualcuno che «c’ha tutta una sua idea delle cose che comunque è quella che possono avere chi non conosce e chi non sa». Quindi è fondamentale sapere per capire. Se sai automaticamente, autisticamente direi, capisci. Sembra non esistere la possibilità in cui sai e non capisci, perché altrimenti non saresti venuto a sapere, se non capissi immediatamente cosa facciamo e di cosa parliamo non saresti «dei nostri» e non si potrebbe ammiccare o essere veloci.

Ma AC non e’ curioso come me. Non va a vedere chi e’ “Simo”. Trattasi sempre dell’ex della Minetti, Simone Giancola. Che e’ anche ex della Sara Tommasi, e attuale boyfriend di non ho capito quale altra statuaria bionda (non sicuramente un fisico teorico, a naso…). Il Simo, poveraccio, che scopro oggi essere stato molto, molto colpito anche lui da quelle intercettazioni:

Alla domanda “Perché avete rotto?” Giancola risponde:

“Mi telefonò per dirmi che era dovuta andare a Rimini dai genitori. Ebbene nelle intercettazioni del Rubygate ho letto che quella chiamata me l’aveva fatta dalla piscina di una villa di Berlusconi. Una rivelazione traumatica. Perché, da innamorato un po’ ingenuo, avevo sempre relativizzato il peso delle intercettazioni che la riguardavano. Ma, quando ho avuto un riscontro innegabile della bugia, è stato come cadere per terra dal decimo piano”.

E allora, parallelamente al decadimento del lessico e della grammatica che queste tizie hanno fatto assurgere a must da inserire nei CV entro le prime sei righe, abbiamo quest’altro lato che a mio avviso e’ quello poi peggiore di tutta la storia.

Addirittura a un certo punto s’era capito che alcuni fidanzati delle tizie sapessero delle “feste eleganti”, e che spronassero le compagne a farsi fare piu’ regali possibile finche’ durava la pacchia. Altri, come pare il Giancola qua sopra, venivano infinocchiati dalle telefonate delle fidanzate che millantavano mamme malate a Rimini, mentre si riprendevano dalle serate eleganti ai bordi di piscine brianzole.

Una decadenza ed una ineleganza di modi che viene testimoniato dall’altro elemento caratterizzante delle varie ragazze “eleganti”: la chirurgia estetica estrema, massimamente espressa nel canottamento siliconico delle labbra di fanciulle nemmeno venticinquenni che non capisco come si possano credere d’essere migliori con quelle bocche che si sono fatte fare. E culetti ridisegnati, e tette pompate, e lipoqualsiasicosa, filler, botulini, depilazioni dentali e via andare.

Sembra davvero che ci si trovi dinnanzi ai primi modelli di androidi da sesso, un Nexus 6 col cervello di una tredicenne cresciuta a “Grande Fratello”, insomma.

4067566235_d3d0acb83b1

Cioe’: l’orlo del baratro era un paio di decine di metri indietro

 

Barney

 

 

 

 

 

 

 

2 pensieri su “To brief, or not to brief: that is the question…

  1. Pingback: “World War Z”. M. Forster, USA, 2013 | BarneyPanofsky

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.