L’esordio, quindici anni dopo: “Gelaterie sconsacrate”, Virginiana Miller, parte 2

Avevo lasciatoGelaterie sconsacrate” alla traccia cinque, “Altrove”.

Cover1

La sesta e la settima traccia -“Merenderi” e “Nouvelle cuisine” rispettivamente- sono quasi un interludio, uno stacco giocoso/gioioso e quasi liberatorio dopo la gragnuola di sensazioni e sentimenti dei brani precedenti.

Merenderi” verra’ ripresa anche in “La verita’ sul tennis”, e diventera’ “Rimerende”. L’atmosfera sa di fine della scuola, di adolescenti che scoprono il sesso durante le oziose giornate estive, ma che continuano a merendare con le merendine:

Merenderi merenderi siamo merenderi
tanto oggi è uguale a ieri e non ho pensieri
non c’è giorno che non passi, foglia che non cada
confezione di merende che non scada
Best before tonite stay with me before tonite stay with me
4 ever, si!
Da Livorno a Tirrenia, da Marina a Vada
giorni senza scuola, senza freni, senza mani
confezioni apri e chiudi e siamo nudi
Preferibilmente stai con me entro stasera
ti voglio tanto bene tanto bene tanto 4 ever
Merenderi merenderi dammi la tua merendina
merenderi merenderi ho finito la benzina
Best before tonite stay with me before tonite stay with me
oh, 4 ever, si!

Nouvelle cuisine” e’ un rapido divertissement in francese, cantato da Lenzi con una voce da Mangiafuoco che bene da’ l’idea d’una cucina laida e fumosa delle banlieues parigine:

Les petits chefs se pavanaient
au fond des casseroles
voilà voilà voilà l’abime de la nouvelle cuisine
c’est moi qui suis sourd
ou c’est toi qui parles un latin de cuisine?

Poi si passa a due pezzi bellissimi. Il primo e’ “Caesar Palace“, testo delirante e cambi di ritmo e di tempo che fanno pensare ad una insolazione da troppa spiaggia. Sole diritto sulla testa, senza cappello. E i risultati sono questi:

Con le altre si, con le altre si che lo farei ma con te mai
devi fermarti poco prima degli spasimi
toccami le scarpe di vitello blu, sei tu sei tu
sei così bella, sei come la mia mamma
cantami la ninna nanna
Lo vedi che ho la febbre, la febbre delle isole
febbre, ormai parlarmi è inutile, passami le pillole.
Ho fatto un sogno, ho visto un mondo nuovo
dodici elvis volanti paracadutati sopra il Caesar Palace.
Rimani, rimani, liberami le mani, giochiamo ancora a ping pong
come due bravi senatori romani.
Lo vedi che ho la febbre, la febbre delle isole
febbre, ormai parlarmi è inutile, passami le pillole.
Scrivi, scrivi pure la mia biografia
ma per favore devi dire che sei stata solamente mia,
vedi che la moglie di cesare
deve restare al di sopra del sospetto, ma siediti sul letto
Non vedi che ho la febbre, la febbre delle isole
febbre l’oceano ormai è pacifico
dammi un anestetico.

Poi c’e’ “Venere, Nettuno, Belvedere“. Non so da cosa viene il titolo, ma suona come una triade di nomi da stabilimento balneare scelti tra gli evergreen assieme a Lido, Stella Polare, Gina

Testo duro e concordante con la musica: la chitarra e’ assillante e ruvida come in “Altrove”, e le note strappate si amalgamano ai cambi di contesto delle parole scritte da Lenzi. Da un distacco quasi zen all’ “apri le gambe che adesso io ti prendo. O quasi…”:

E il vecchio non viene più col bastone a dividerci il mondo
noi non diamo risposte su chi stia godendo di più:
sono discorsi tra parentesi questi nella noia immortale.
“Caccia ti prego questi randagi”
“Scatta una foto a queste cabine”.
Vedo i tuoi fianchi e torno da te
apri le gambe che adesso io ti prendo o quasi…
si ci sono cani sulla spiaggia, libeccio
padri che giocano con i loro bambini e tu fra le braccia
col vento le nuvole giungono a noi poveri cristi
portate da un dio che dalla coppa piove il piacere
di dimenticare le cose di ieri
quando tu, fra le braccia mie ci stavi e c’eri…
Vedo i tuoi fianchi e torno da te
apri le gambe che adesso io ti prendo
o quasi…

L’agente al Cairo” e’ un passaggio ad atmosfere da Lawrence d’Arabia, per raccontare ancora -forse- la donna che e’ salita sul treno che passa dalle stazioni tirreniche:

Lo sai, avrei fatto di tutto se me lo avessi chiesto
salti e capriole e fughe dall’Egitto ma non mi hai scritto mai
e non per farne un dramma
ma almeno quattro righe di saluto, almeno un cablogramma
Tutto l’occidente arriva a queste sabbie
dimentica le nebbie ma non ritrova niente
ed io che sono li tuo Agente al Cairo…
Missione difficile la mia sotto questo sole
trovare un filo d’ombra fra la mozione e l’atto
quando ad un tratto ho avuto una visione
tutta di latte e di miele.
Tutto l’occidente siede su queste dune
e scrive i tramonti dietro le cartoline
ma io come sempre dico il mio amore in codice
segreto, ma per niente genetico:
Tu, l’Agente tuo, rispettalo e amalo che non ti costa niente.
Ed è stato tutto un dire, è stato tutto un fare
e tutto un baciare, quindi una lettera ed un testamento
ma tu, l’Agente tuo, rispettalo e amalo che non ti costa niente.
Arrivederci e grazie.

Stupenda la fine: un saluto e un ringraziamento comunque sia andata, che l’esperienza e’ valsa sicuramente la pena.

L’undicesima traccia e’ la versione autunnale di “Tutti al mare“, qui riproposta in versione live:

La chiusura del disco non poteva che essere lasciata a “L’estate e’ finita“.

Oggi è un giorno che i ciechi vanno per casa sbattendo
dentro nascendo crescendo un rumore di nuvole e vento
vento, vedi, il vento va dove vuole, dove vuole.
E dal pavimento riesuma odore di cenere
e i demoni di dopobarba si aggirano dentro le camere
dormi dormi.
Smette la pioggia goccia a goccia
il cielo di notte si spoglia, si rilassano gli armadi,
si addormentano le cose, le finestre scontrose
da lontano gli orologi tornano a piovere tempo nel tempo.
Ora non pensare a queste cose, dormi
come se ci fosse un’altra vita, dormi
che l’estate è finita per noi
l’estate è finita.
Una due venti ventuno gocce ed ognuno labile scivola giù.
Dormi, dormi l’estate è finita.

Rumori, suoni, odori di una stagione che scorre e scivola giu’, su di noi che dormiamo assieme alle cose, in attesa della prossima estate.

E della fine pure di quella.

 

Ecco: i discorsi son finiti e sarebbe il caso che chi si imbatte in questa roba qua considerasse -seppure per assurdo, seppure come ultima possibilita’- l’acquisto del disco.Si, capisco che Ligabue sia piu’ diretto… Si, la Pausini ha una bella voce… Si, Tiziano Ferro e l’outing…

Si, quel che volete: ma “Gelaterie sconsacrate” e’ altra roba, fidatevi.

 

Barney

Un pensiero su “L’esordio, quindici anni dopo: “Gelaterie sconsacrate”, Virginiana Miller, parte 2

  1. Pingback: Faire d’une pierre deux coups, ovvero: “Venga il regno” e “Sul lungomai di Livorno” | BarneyPanofsky

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