L’esordio, quindici anni dopo: “Gelaterie sconsacrate”, Virginiana Miller

Suoni in una band indipendente, che si smazza da qualche anno per tirare avanti tra concerti al circolino ARCI sotto casa e entusiastiche recensioni su fanzines lette solo da chi ci scrive sopra. Pero’ suonate niente male, e i testi hanno una potenza quasi visionaria nella loro accademica perfezione di sintassi e congiuntivi, nel richiamo a classici latini e a parole straniere che chissa’ cosa voglio dire, ma pare ci stiano proprio bene.

Insomma: va a finire che -tra un premio e un riconoscimento della critica- riuscite a strappare un contratto con una etichetta che promuove gente brava. Come voi, che siete i Virginiana MIller, e che vi siete scelti il nome prendendolo ad una quercia americana vista all’Orto Botanico di Pisa.

E dalla sala di incisione tirate fuori un capolavoro.

Che si intitola “Gelaterie sconsacrate“, e che gia’ dal titolo fa presagire che non si tratta dell’ultima fatica di Al Bano e Romina, o dell’ennesima uscita di Vasco o Baglioni. Un disco che in molti hanno considerato uno dei migliori degli ultimi anni in Italia, e che viene giustamente ristampato dal prossimo 29 maggio, con una nuova, splendida copertina che ritrae una giostra innevata sul lungomare di Livorno (azzarderei addirittura la Rotonda Mascagni)

Cover1

Il disco contiene talmente tanta roba che e’ difficile non soffermarsi sulle singole tracce. Un tema lega molte delle canzoni: l’estate delle gelaterie che danno il titolo all’album, che pare nascere e morire nel corso del disco stesso. Che infatti si chiude con la paradigmatica “L’estate e’ finita”, ma andiamo con ordine.

Si inizia con  “Curriculum“, un brano intimista che parla d’amore metaforizzandolo con la ricerca di un lavoro che non c’e’, per il quale comunque bisogna preparare un CV:

Nome e cognome, indirizzo, poi numero di telefono
patente auto e tutto quel che vuoi
ma nessuna precedente esperienza di lavoro
perchè sono sempre stato solo.

Molte delle cose cantate sembrano attagliarsi a Simone Lenzi, cantante e scrittore dei testi dei VM. Il ritornello esplicita il tipo di ricerca che l’estensore del brano sta facendo: non certo d’un posto di lavoro, ma piuttosto un rapporto affettivo/fisico, pure di effimera durata -una sera, questa sera-:

C’è un posto per me?
Leggimi, sono qui, ti apro il mio cuore malato
stasera mi butto con te sul mercato
prendimi, sono qui, pulito e profumato
stasera mi butto con te sul mercato.

La canzone si chiude con un avvertimento inquietante, che lascia aperto il finale a una pletora di possibili sviluppi:

Ma se hai paura di me fai bene.

 

La seconda traccia e’ una delle canzoni piu’ famose dei VM: “Tutti al mare“, un racconto bellissimo e struggente di una classica gita domenicale sulla sabbia bollente di Viareggio o Tirrenia o Vada… Una qualsiasi spiaggia toscana, insomma, dove pare di sentire risuonare l’immancabile richiamo “Cocco bbello!!!”, urlato dal solito ometto di un metro e sessanta massimo, in calzoncini corti e torso cotto da decenni di passeggiate al sole:

…e ogni tanto mi accorgo che babbo
si perde a guardare le donne del mare
tutte nude, tutte al mare.
mamma non vuole comprarmi la noce di cocco
e mi porta a bagnare la testa con l’acqua di mare,
che il sole comincia a scottare

Il brano incalza con la descrizione di tutta la famiglia, presente in forze alla giornata marina:

e sono a sedere sulle ginocchia del mio più forte zio…
quello che a Forte dei Marmi ha vinto una gara
di tiro al piattello, ed una di ballo liscio
e che oggi è venuto con noi qui al mare

e c’è anche la zia che rimane a guardare
mentre noi ci tuffiamo nel mare
perchè lei dice che oggi il bagno non lo può fare

E davvero moltissimi elementi sono come una foto color seppia (e un tardivo svelare di piccoli segreti, come il motivo per il quale la zia non poteva fare il bagno. Che a sei anni non lo capisci, adesso forse si), per chi da piccolo trascorreva le sue estati sulla sabbia della Versilia.

Lo stesso brano ricompare identico nel testo, ma con arrangiamento piu’ posato e registrazione in presa diretta alla traccia 11, che aggiunge un “versione autunnale” al titolo della canzone.

 

La terza traccia e’ uno splendido film dell’orrore, con musiche graffianti e ipnotiche che fanno da contorno al racconto di un fatto di sangue -pare- realmente accaduto, mi immagino ad inizio ‘900: un omicidio passionale causato dal troppo vino, “L’uomo di paglia“. Si parte con una tranquilla partita di tresette al bar, con gli amici, presto pero’ guastata dall’arrivo di un misterioso messaggero di sventura.

Sera di sabato e di vino, preziosissimo vino
mani sul tavolino che strisciano e bussano
chiamano il seme di cuori e di fiori neri
Maresciallo, io stavo tranquillo, bevevo
quando la porta si aprì, entrò il vento e col vento entrò lui.
Satanasso gli tocca le labbra e gli mette in bocca le parole:
Corri, corri, corri, corri a casa
corri la tu’ moglie è con un ‘omo.

L’uomo corre a casa, ubriaco e confuso, ma la Luna e l’ebbrezza gli giocano un tragico scherzo:

Vicino a casa mia c’è un campo e il campo è mio
era una notte bella di luna ma vedo un’ombra che si allontana
maledetto il giorno che sono nato
maledetto il giorno che sono entrato in casa mia
con in mano un pennato.

Il pennato e’ -per i toscani- la roncola. Quel che avviene dopo ce lo immaginiamo, come se lo immagina il poveraccio cui lo choc ha fatto perdere la memoria, che il giorno gli fa ritornare, e con la luce quel che sembrava ombra ritorna un innocuo spaventapasseri:

Poi non ricordo, non mi ricordo niente
ma ho visto Maria Vergine l’Immacolata
con il mantello d’oro e la gola tagliata
e ho visto il campo splendido nel mattino
e l’uomo di paglia a guardia del mio grano
e ho visto sangue sangue sangue sulla mano…

 

Quarta traccia ancora a tema “estivo”, ma assolutamente spiazzante. Si canta, infatti, delle vacanze di Adolf Hitler a “Dotlingen“, paesino della Bassa Sassonia dove il Fuhrer era solito svernare da giovane:

Lui veniva qui a passarsi le ferie
portava da mangiare agli uccellini del lago.
Tutti intorno a me, non abbiate paura
io vi proteggerò da chi vi vuol far del male.
E loro il pane lo mangiavano ma restavano zitti
che non riuscivano ancora a parlare in tedesco.

Scenario idilliaco, con Hitler che parla agli uccelli proprio come -secoli prima- era solito fare San Francesco. E infatti:

Poi dopo qualche giorno questo San Francesco
si rimetteva in cammino e tornava a Berlino…
“Wollt ihr den totalen Krieg?”

Il novello San Francesco che chiude l’idillio esclamando -mi immagino un po’ sull’incazzereccio…- “Ma allora volete la guerra mondiale, eh?”

 

Quinta traccia per “Altrove“, un brano simile per ambientazione e per potere evocativo a “Tutti al mare”. I treni “direttissimi altrove”, che pero’ passano da malinconiche stazioni tirreniche perennemente vuote di tutto, portano via anche una lei che non puo’ rimanere. E che quindi va altrove, perlappunto. Perche’ lei e’ troppo migliore di lui:

Sono stazioni tirreniche al sole
dove passano i treni direttissimi altrove.
E’ un palmizio borghese accanto alla vasca vuota dei pesci,
rossi negli occhi.
E’ un museo dell’estate, le gelaterie sconsacrate
sono i canarini gialli nella precisione delle finestre.
sono le epoche brusche delle maree da sentire coi piedi
sotto un cielo questo che vedi con gli occhi dei sandali blu.
Tu sei, si sei quello che sei ma comunque sei tanto più di me
e sei, si sei quello che sei ma comunque sei tanto più di me
e allora vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
e vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
perchè sei, si sei quello che sei
ma comunque sei tanto più di me
e vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
verso stazioni tirreniche altrove dove passano i treni
direttissimi al sole …altrove

L’ultima strofa ripetuta ad libitum su una chitarra in crescendo acidissimo, trascina l’ascoltatore veramente lontano, magari proprio sulle tracce della donna che se ne e’ andata, in un tentativo di raggiungerla che viene frustrato dal secco stop della batteria, che determina la fine del brano.

 

Gli altri brani -forse- domani sera, che qua s’e’ fatto anche troppa lunga la cosa 🙂

 

 

Barney

 

 

 

Un pensiero su “L’esordio, quindici anni dopo: “Gelaterie sconsacrate”, Virginiana Miller

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