La politica di Lawrence Peter nell’annus horribilis 2012

Un paio d’anni fa scrivevo qua per la prima volta di uno dei teoremi della moderna psicologia delle masse che piu’ mi affascina: il Principio di Peter.

Per sapere di cosa si tratta non dovete che seguire il link qua sopra, sapendo in anticipo che “Peter” e’ il cognome del sociologo Lawrence Peter, il quale per gioco ha elaborato la teoria che meglio descrive, a mio modestissimo avviso, la societa’ italiana degli ultimi 30 anni. Almeno nell’80-85% dei casi.

Dopo che avete rinfrescato le vostre conoscenze in materia potete continuare -sempre che non vi siate sfranti nel frattempo i maroni, e’ evidente…- nella lettura del post, che altrimenti risulterebbe monca e poco chiara. Ma v’assicuro che se continuate, vi divertirete (almeno, lo spero).

Ordunque: nel comune dove abito domenica e lunedi’ prossimi si vota per eleggere il sindaco. Quello uscente, che si ricandida, e’ stato sindaco anche nel 1972 (no, non e’ uno scherzo), poi qualche anno dopo, infine e’ stato rieletto sotto l’ala protettrice di Silvio Quarto nell’ultima tornata elettorale.

A questo giro si sono presentati -l’ho gia’ scritto- UNDICI candidati, supportati da VENTIQUATTRO liste che raccolgono SEICENTOSETTANTAQUATTRO nomi di possibili consiglieri comunali.

Dentro il calderone c’e’ di tutto, e molti di essi stanno riempiendo le cassette della posta dei lucchesi come nemmen Equitalia con le sue cartelle esattoriali, tanto che alla sera e’ meglio andare ad aprire la cassetta con il forcone in mano, cosi’ da riciclare immediatamente la pubblicita’ elettorale negli appositi cassonetti.

A volte pero’ a me succede di aprire i depliant-brochures-lettere-pieghi e quant’altro, e a volte mi succede addirittura che mi metto a leggere il contenuto. Spesso siam di fronte a casi umani che non meritano neanche una seconda occhiata, a volte si chiude un occhio sulla forma e sulla sostanza… altre pero’ si viene avvinti dalla lettura, e si sente la necessita’ di dar conto delle bestialita’ che la mente umana e’ in grado di partorire in una campagna elettorale all’ultimo scranno comunale.

E quindi, stasera, mi tocca proprio mettere alla gogna mediatica due volantini di due aspiranti consiglieri nelle liste del PdL lucchese (non lo faccio apposta, lo giuro: e’ che avevo anche altre scelte, tutte a destra. I candidati del PD non mi ritengono degno di leggere i loro programmi, forse… E il resto della truppa nemmeno), due che penso racchiudano temporalmente tutto l’arco generazionale che gioca alla roulette della politica in questi tempi in cui il lavoro proprio non si trova. Abbiamo quindi un ultrasessantenne azzimato e un ventiquattrenne sbarbato che entrano in casa mia -rispettivamente- nei modi che illustro qua sotto.

Eccolo, il signore anziano. Lo vediamo iniziare il suo undecalogo (perche’ UNDICI proponimenti? Perche’ non i soliti DIECI? Non lo sapremo MAI…) con una frase monca, frutto d’un cut&paste abortito male. Non sapremo mai quale sarebbe questo “principio della politica intesa come spirito di servizio che”, perche’ dopo il “che” c’e’ il nulla.

I punti tre e quattro del programma in undici punti sono un crescendo rossiniano che balza dal ruolo della citta’ nell’ambito regionale, al ruolo della citta’ ad un livello PLANETARIO. Manca, colpevolmente dico io, un qualsiasi accenno al possibiule dominio di Lucca sulla GALASSIA, e -qualche eone dopo- sull’intero UNIVERSO, ma penso siano lavori che si posson lasciare alla prossima campagna elettorale, no?

Il punto 8 ammicca ad “una” scuola come “centro di apprendimento e di sviluppo della persona”. Peccato non ci sia verso di sapere QUALE scuola sia, quell’una, ne’ almeno il grado. E io che faccio, coi miei figli? Quale scuola dovrei scegliere? “Una”, certo. Ma “quale”?

L’undicesimo e ultimo punto e’ criptico, perche’ manca un qualsiasi accenno a come si dovrebbe trattare la questione. Piu’ scuole e piu’ stadi, forse? Ma questo e’ sicuramente un peccato veniale, rispetto a quel che lo precede.

Veniamo al giovinotto:

Il buon Alessandro ci delizia con ben due prodotti: il “santino with steroids” e la lettera. Il primo prodotto e’ il piu’ interessante, e dimostra l’immaturita’ del candidato, incapace di nascondere la sua vera natura. Vediamolo da vicino, mettendo a confronto quello che il candidato ci dice con quello che ci voleva veramente dire, in alcuni punti topici.

Cosa c’e’ scritto

Cosa vuole dire secondo me

Sono uno studente universitario prossimo alla laurea in Economia di mercato ed amministrazione

Sono iscritto all’Universita’. Anche Renzo Bossi era iscritto all’Universita’…

Nel tempo libero mi incontro con gli amici per condividere le piu’ svariate idee

Ci si vede al barrino dove si chiacchiera tutta la sera di topa, di calcio e del Grande Fratello Dodici (o era il Tredici?)

Spesso mi dedico allo sport con una corsetta al parco fluviale o sulle mura che proteggono lo splendido gioiello che e’ il Centro Storico della nostra citta’

Intanto, stai a cinque chilometri dal centro storico.

Poi, cosi’ a naso se corri per piu’ di cinque minuti e’ facile che tu stianti per un coccolone.

Infine, contesterei pure lo “spesso”, non per cattiveria ma per esperienza so che in campagna elettorale si tende a esagerare un pochino. In sintesi: hai fatto un paio di volte cento metri sul fiume, rincorso da un cane lupo incazzato. Basta a definirti “sportivo”? Direi proprio di no…

La lettera e’ -obiettivamente- un autogol clamoroso. C’e’ un uso disinvolto del grassetto, del corsivo e del sottolineato, ma soprattutto c’e’ una cosa che personalmente odio: il cambiare dimensione al font per sottolineare delle parole (non dei concetti, delle parole) ad usum coglione che legge.

Il sottinteso e’ quello classico di Silvio B.: i miei elettori sono spesso poco istruiti, hanno fatto la scuola media dai banchi in fondo, e sono pronti a capire concetti semplici e ribaditi molte volte.

Prima del ributtante slogan finale c’e’ un inciso in azzurro “Pidielle”, che sprona al voto anche in un momento in cui il politico buono e’ quello morto (toni patetici e richiamo alla Costituzione da parte di un esponente di un partito che della carta costituzionale ha sempre fatto strame. Mah…), poi s’arriva al pezzo forte della missiva: la chiosa finale che cosi’ recita a caratteri cubitali:

FAI CENTRO, SCRIVI TONDO!

Una analisi calligrafica della firma e’ a questo punto completamente inutile, e servirebbe solo a ribadire che il buon vecchio Lawrence Peter ha fatto centro (lui si perdio, mica Tondo!) un’altra volta.

Sipario, e fetta di salame pronta per le urne.

Barney

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