“Flashback”, Dan Simmons (Fanucci editore, 2012)

In un futuro anche troppo vicino (il romanzo e’ ambientato nel 2030) l’assetto geopolitico mondiale e’ irriconoscibile, se pensato oggi: gli Stati Uniti d’America si sono disgregati sotto i colpi della crisi, dell’impegno assistenzial-socialista di Barack Obama (arrivato nel momento storicamente piu’ sbagliato), e della politica estera di assoluta tolleranza e comprensione nei confronti dell’Islam. Islam che ha ripagato della fiducia nuclearizzando Israele e occupando buona parte del vecchio continente, piu’ Canada e parte degli USA.

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Questo e’ il canovaccio nel quale si sviluppa “Flashback”, e lo scenario nel quale si muove il protagonista della storia, Nicholas Bottom[1], ex-poliziotto di Denver e attualmente detective privato, tossicodipendente oramai bruciato dal flashback, la droga che fa rivivere episodi passati della propria vita. La maggioranza degli americani si fa di flashback tutto il giorno, i giovani vengono arruolati e spediti a combattere in giro per il mondo come mercenari al soldo dell’ONU, ma in pratica come truppe di conquista di Giappone e India, nuove potenze mondiali, uniche a tentare di resistere all’espansione islamica.

Bottom viene ingaggiato da un potente politico giapponese perche’ risolva il mistero del brutale assassinio del figlio, avvenuto sei anni prima, caso sul quale Nick ha gia’ indagato quando era poliziotto senza risolvere alcunche’. Il detective passa il suo tempo a rivivere -sotto flashback- la vita con sua moglie, morta in un drammatico incidente stradale a pochi mesi dall’assassinio del giovane giapponese, e ha affidato (meglio: affibbiato) loro figlio al suocero, che vive a Los Angeles.

Tra atmosfere che sono un misto tra Blade Runner e un qualsiasi romanzo cyberpunk di Gibson si intrecciano inestricabilmente la vita passata di Bottom, quella di sua moglie e quella del giapponese assassinato, l’odio che manda avanti Val, il figlio di Nick, e gli scontri sociopolitici per il controllo degli USA tra gruppi neonazisti, spacciatori latinos e le scarse truppe regolari ancora in azione.

Sino a scoprire, alla fine, che la posta in gioco e’ molto di piu’ che la soluzione del caso, e che nulla, proprio nulla e’ come sembrava.

Un romanzo che e’ molto piu’ di una storia di fantascienza, con prese di posizione durissime sulle attuali politiche democratiche USA, e grida d’allarme nei confronti dell’espansione islamica. Ma neanche i “salvatori” giapponesi si salveranno dall’impietoso giudizio dell’autore.

Ottimo ritorno alla penna per Simmons, insomma: libro da leggere.

 

[1]: Nick Bottom e’ il nome di uno dei protagonisti di “Sogno di una notte di meza estate”, di Shakespeare, e la commedia esce fuori molto spesso durante la storia. Ancora una volta Simmons mischia la letteratura classica con la fantascienza, e gioca anche con l’atmosfera onirica della commedia, trasferita direttamente nel finale sogno-realta’ del libro.

 

UPDATE:

Mi sembra giusto aggiungere due documenti alla mia recensione. Il primo e’ un messaggio di Dan Simmons direttamente dal sito dell’autore. E’ da leggere tutto, anche se e’ lunghetto (come i suoi libri :-)); si riferisce anche se non direttamente a molte delle distopie immaginate in “Flashback”, e ribadisce la visione del tutto fosca del futuro che ha in mente lo scrittore.

Il secondo e’ l’articolo che incensa Simmons su “il Foglio” dello scorso luglio (data di uscita del libro negli USA). E’ da leggere per come evidenzia l’attitudine tutta italica di “tifare” sempre e comunque, di piegare tutto alla merce’ della causa. Che in questo caso e’ chiaramente la crociata teocon dei pii devoti (quando mi immagino davanti Ferrara come pio devoto divento talebano, che si sappia), la certificazione della sconfitta di Obama (che e’ pure NEGRO, lo si sappia nei salotti di sinistra!!), e l’inneggiare a Bush (sfido la testina di vitello che ha scritto quel pezzo sul Foglio a trovare UN SINGOLO passaggio che glorifica la scimmia del Texas. Sono qui che aspetto…). Insomma, le solite cazzate della destra neoconservatrice italiota, nulla di nuovo sotto il Sole.

 

Barney

5 pensieri su ““Flashback”, Dan Simmons (Fanucci editore, 2012)

  1. iguana jo

    …se poi pensi che è pubblicato da un editore più volte accostato alla sinistra italiota, il corto circuito è completo.Detto questo, a me pare che ‘sto romanzo abbia tutte le caratteristiche del manifesto della destra neoconservatrice americana. Se a questo aggiungi il fatto che Simmons ormai non lo reggo più (troppo peso, in tutti i sensi), beh… non credo che avrò l’ardire di leggerlo.

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  2. iguana jo

    Ehi! Dov’è finito il mio commento?Vabbé, ci riprovo…Dicevo che se poi pensi che il romanzo è pubblicato da un editore accostato più volte alla sinistra italiota, il corto circuito è completo…BTW a me pare che ‘sto romanzo abbia tutte le caratteristiche del manifesto della destra neoconservatrice americana. Se a questo aspetto aggiungi che trovo la scrittura di Simmons sempre più pesante (in tutti i sensi), non credo che avrò mai l’ardire di affrontare un mattone simile.(oh… c’hai mica un feed rss per seguire post e commenti? Grazie!)

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  3. Barney Panofsky

    Velocemente:- i commenti sono moderati a manina da me per evitare troll neonazisti inglesi e astrofinanzieri italiani (conosco gentaccia che voi umani non potete neanche immaginare…);- purtroppo ho poco tempo durante la giornata per moderare-interagire (questo e’ uno dei pochi momenti), quindi nel 99% dei casi c’e’ un certo delay tra il commento e la pubblicazione. Mi scuso, ma non riesco a fare di meglio :-)- il feed RSS dovrebbe esserci (confermo: c’e’) in homepage almeno per i post, non ho idea di come fare a inserirlo nei commenti. Stasera verifico se c’e’ il verso di inserire il feed anche sui commenti.Veniamo al libro: c’e’ certamente il rischio che “Flashback” diventi il manifesto dei neocon USA, anzi penso lo sia di gia’. E i pii devoti del Foglio sono immediatamente andati dietro la destra USA, nella migliore loro tradizione…Ma secondo me -a prescindere dall’orientamento dell’autore, approfondisco anche quello- e’ un libro notevole, visionario ma tragicamente credibile. Fa discutere ferocemente, come vedi, e gia’ questo lo differenzia dall’ultima fatica di Fabio Volo, o dalle uscite seriali della Newton Compton. Ciao,B.

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  4. iguana jo

    Grazie per la pronta risposta. Comprendo l’esigenza di moderazione, sol che senza avvertimenti il commento che scompare lascia un po’ perplessi. Chiedevo il feed dei commenti perché sarebbe molto più facile seguire eventuali discussioni (poi vedo che il tuo commento m’è arrivato nella casella della posta per cui, ok, va bene lo stesso!)Sullo schieramento politico del romanzo, pare proprio che Simmons abbia dato (finalmente!?) libero sfogo alle sue convinzioni che, beh… a me fanno un poco schifo.E per quanto l’uomo sia un ottimo scrittore (almeno quando vuole), mi chiedo chi me lo fa fare di leggermi un pistolotto razzista e reazionario – a quanto pare… – come questo.

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