“La generazione”, Simone Lenzi (Dalai editore)

Il fatto che si possa esordire come scrittore alla mia stessa eta’ mi permette di continuare a sperare. Pero’ siccome so bene chi e’ l’esordiente, e sono perfettamente consapevole che “esordiente” in questo caso e’ un understatement enorme, ritorno immediatamente coi piedi per terra.

Anteprima-la-generazione-di-simone-lenzi-l-xixl8k1

Il libro di oggi, che segna l’esordio ufficiale per il suo autore sulle scene editoriali, e’ “La generazione“. Lo scrittore risponde al nome di Simone Lenzi, ed e’ noto perche’ fa il cantante e il compositore dei testi dei Virginiana Miller, storico gruppo livornese che da vent’anni produce ottima musica nel panorama indie italico. Che Lenzi sappia scrivere ce lo dimostra proprio la produzione musicale dei Virginiana e il fatto che Simone Marchesi, assistant professor di letteratura francese ed italiana a Princeton, ha dedicato alle parole delle loro canzoni un saggio: “Traccia fantasma. Testi e contesti per le canzoni dei Virginiana Miller” uscito per i tipi di Erasmo nel 2005.

La generazione” del libro riguarda l’atto di generare, e quindi il riprodursi, il partecipare alla realizzazione di un nuovo essere vivente. Lenzi racconta, usando sempre la prima persona, la storia di una coppia di toscani (lui toscano di sicuro, lei in effetti non so…) non ancora quarantenni, che non riescono ad avere un figlio (a generare, quindi), ed intraprendono dunque il percorso della procreazione assistita. L’argomento non e’ certo cosi’ appealing come le trame di Moccio Moccia (Bibi che s’innamora di Step, ma tromba col babbo di Gegio finche’ non scopre che il vecchio genitore e’ un cripto-finocchio con l’idea di cambiare sesso. Bibi quindi si uccide tagliandosi le vene della caviglia con un Motorola Razr), ne’ cosi’ lieve come i romanzi di Fabio Volo (nomen omen…); ci vuole quindi un certo impegno nel leggerlo, nell’immedesimarsi nel narratore e nell’immaginarsi il doloroso percorso alla ricerca della capacita’ generativa della coppia. Percorso in cui, come dice spesso Lenzi, il maschio e’ li’ per un compito di bassissima lega, di quasi nulla responsabilita’, direi di supporto. E ammetto che lo sforzo e’ duplice per chi -come me- figli ne ha e non ha dovuto faticare molto (ma direi piuttosto “nulla”) per averne.

Per il lettore occasionale da best seller (quello che si fionda al supermercato per comperare l’ultimo Gramellini, il nuovo Vasco Rossi o il Camilleri d’annata) avere per le mani questo agile volumetto potrebbe risultare inoltre assai pericoloso, si’ tanti sono i rimandi ad autori e filosofi classici greci e romani e a ricercatori di secoli fa (da Lazzaro Spallanzani ad Antoni van Leeuwenhoek, l’olandese inventore del primo microscopio che -come tutti i biologi sanno- ingrandiva grazie a una goccia di acqua o a una minuscola lente, ad Antonio Vallisneri e Francesco Redi). Non so quindi se il romanzo vendera’ quanto merita (e’ sicuramente scritto bene, e mai banale), e spero vivamente che non venda solo nell’ambito di coloro che hanno realizzato lo stesso percorso umano dei protagonisti (vulg.: tra le famiglie che hanno intrapreso la strada della fecondazione assistita).

Nel tentativo di farne vendere un paio di copie in piu’, provo a raccontare qualcosa del contenuto (consapevole che non conto nulla, e che solo una passatina da fabiofazio decide, in Italia, quali libri si devono leggere e quali no).

Il protagonista fa il portiere di notte, e si “scambia” al mattino il posto nel letto con la moglie, che ovviamente si sveglia alle 7 e si prepara per andare al lavoro come tutte le persone normali. I due (di cui Lenzi non ci dira’ mai i nomi) vivono in controfase perfetta una vita che risulta essere tutto sommato abbastanza normale. Il portiere di notte vive le lunghe serate al lavoro leggendo o andando in giro in rete, i pochi ma importanti compiti a lui assegnati svolti con coscenziosa puntualita’ entro le due del mattino. Finche’ marito e moglie non decidono di provare ad avere un figlio, figlio che in lunghi anni di matrimonio non e’ mai arrivato.

Il portiere ci dice che la differenza tra lui e sua moglie in questo ambito e’ che lui “vorrebbe” avere un figlio (in realta’ preferirebbe una figlia), lei lo “vuole”. E la volonta’ della donna li smuove verso il tentativo di procreazione assistita: le visite, la conta spermatica per lui e i saggi ormonali per lei, le iniezioni di ormoni nella pancia di lei e gli integratori vitaminici per entrambi, in attesa del giorno del prelievo degli ovociti e degli spermatozoi, ed infine dell’impianto degli embrioni. Con -in tutta questa trafila che viene raccontata con trasporto ma anche con soprendente levita’- lui che cerca di razionalizzare le paure di lei, di proteggerla in qualche modo dalle prescrizioni sadiche di medici ed analisti, quasi a rivendicare per il maschio un ruolo molto piu’ attivo che nella “normale” generazione.

Un bel libro, da leggere e far leggere anche alle moglie/compagne, perche’ Lenzi possiede una sensibilita’ che a mio avviso lo rende adattissimo a rappresentare un lato dell’animo degli uomini che spesso essi stessi cercano di tenere nascosto.

Noi uomini siamo tutti un po’ portieri di notte, insomma: sia che abbiamo figli, sia che non ne abbiamo.

 

Volevo chiudere con “Breve apparizione di un vampiro”, ma credo che questa qua sia molto piu’ in tema:

“non ho avuto ne’ figli, ne’ gloria, o potere. Soltanto canzoni…”

 

Barney

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...