L’ultimo terrestre, di Gian Alfonso Pacinotti (Gipi)

Ieri sono stato a vedere “L’ultimo terrestre“, opera prima di Gipi presentata addirittura in concorso a Venezia, qualche mese fa. La storia e’ ispirata alle storie narrate in “Nessuno mi fara’ del male”, fumetto di Giacomo Monti. 

Lultimo-terrestre-poster-italia_mid

L’ho visto al Circolo dei Cinema, dove ha transitato per un’unica serata; non c’e’ bisogno di scrivere che “I soliti idioti” rimarra’ in programmazione al cinema principale della citta’ per almeno tre settimane: business is business, e a culo tutto il resto.

Ma se per caso vi capita a tiro, provate ad andare a vederlo, L’ultimo terrestre: e’ prima di tutto un film girato bene, con una ottima padronanza della macchina da presa e dei tempi dell’azione.Fottetevene delle critiche che lo descrivono come “lento”: non e’ lento, lascia il giusto tempo alle azioni perche’ si sedimentino. E’ poi un film non facile, a tratti disturbante per quanto irritano i protagonisti nella loro mediocre nullita’, e nella drammatica indifferenza verso gli altri -soprattutto i diversi-, gli ultimi. Gli alieni, per l’appunto, che non sono i marziani -che pure poi arrivano veramente, annunciati sin dalle prime inquadrature-, ma piuttosto il travestito innamorato da decenni dell’amico, il disadattato, la brava ragazza che ama gli animali: quelli che poi si riveleranno gli ultimi terrestri, gli unici che hanno sentimenti.

Il film contiene anche una storia, anzi: piu’ storie collegate ottimamente una con l’altra. Il legante e’ Luca, il protagonista disadattato e quasi autistico (in realta’ alessitimico, a saper cosa significa, ma wikipedia e’ di la’) che vive in un miniappartamento di periferia, in un complesso turistico decaduto e precario.

Luca lavora al PalaBingo e -incapace di esprimere sentimenti- va a puttane. La scena iniziale, con un sottofondo audio di una finta puntata de “La Zanzara” che pare vera, lo vede -fermo su una vecchissima Uno bianca in una periferia industriale qualsiasi- impegnato a scegliere da un giornaletto di annunci la prostituta per la serata. La scelta cade su una “bionda sesta misura”, che si rivelera’ in realta’ una mora ex-mobiliera piatta come una tavola e almeno sessantenne.

La vita di Luca si dipana tra il lavoro alienante, con colleghi trucidi e volgari e ritmi allucinanti, e la casa. Davanti al suo miniappartamento vive Anna, una bella ragazza che lavora all’autogrill di cui Luca e’ innamorato, ma che ha una relazione con un guru new age che la tratta malissimo, ed arriva addirittura ad ucciderle li gatto perche’ miagola troppo. Il padre di Luca vive (meglio: sopravvive) in campagna, da solo, abbandonato dalla moglie trent’anni prima. L’unico amico di Luca e’ Roberto, un travestito che si vende a poco prezzo ad altri disperati.

In una quotidianita’ degradata, l’arrivo degli alieni e’ annunciato da TG e radio, ma la gente sembra non dare all’avvenimento stupefacente troppo peso. Anzi: niente sembra avere troppo peso.  

Tra scene grette e autistiche, finalmente arrivano gli alieni; una di loro si stabilisce nella fattoria del padre di Luca, rivoluzionando in tutti i sensi la vita dell’anziano genitore. Nel frattempo Luca riesce -dopo tre anni!- a parlare con Anna, cui regala addirittura un gattino che sostituisce quello ucciso (all’insaputa della ragazza) dal fidanzato-guru finto contattista,e  la porta a vedere -da lontano- l’aliena che abita con il padre.

La parte finale del film vede tutti i piccoli drammi sin li raccontati esplodere come bubboni maturi: Roberto, il travesitito amico d’infanzia di Luca, viene “utilizzato” per fare uno scherzo da caserma ad uno dei colleghi del Bingo, ma lo scherzo termina con l’uccisione brutale di Roberto, lapidato in un crescendo di omofobia rabbiosa. Luca rimane sconvolto dalla morte dell’amico, e dopo essere scappato ritorna sul luogo del delitto, solo per scoprire che l’uomo e’ scomparso (l’hanno portato via gli alieni dopo averlo apparentemente resuscitato: i diversi si attraggono…). Sulla scena del crimine Luca ritrova il telefonino di Roberto, che alla sua chiamata visualizza “A A A Amore”. Sconvolto, Luca torna a casa, solo per essere chiamato urgentemente al telefono dal padre. Arrivato alla fattoria, scopre che l’aliena ha abbandonato la casa, proprio come sua madre trent’anni prima. Il padre, ubriaco, rivela che in realta’ lui all’epoca insegui’ la moglie mentre scappava, e la uccise a rastrellate. Luca scappa dal padre e si dirige verso casa, ma l’auto si spegne come tutte le altre: gli alieni arrivano in forze e l’onda elettromagnetica blocca qualsiasi strumento.

La corsa verso casa a piedi fa arrivare Luca in tempo per salutare -forse e’ un addio- Anna, che se ne va chissa’ dove come tutti gli altri, senza un apparente perche’.

Luca no: lui rimane al balcone, a guardare l’arrivo degli alieni consapevole di essere come loro e diverso dal resto del mondo.

Film davvero notevole, purtroppo non distribuito ne’ pubblicizzato a dovere, che fa pensare parecchio e ripaga dallo sforzo di accendere -per una volta- il cervello. A dimostrare che il fumetto e i fumettisti fanno cultura, e vaffanculo ai Natali in culo al mondo, ai Vanzina, ai Faletti e ai Vaschirossi del menga.

 

Barney

Un pensiero su “L’ultimo terrestre, di Gian Alfonso Pacinotti (Gipi)

  1. Pingback: “Il ragazzo più felice del mondo”, Gipi (Italia, 2018) | BarneyPanofsky

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.