Prima legge dei Pendolari Vs. Murphy’s Law: Epic FAIL

L’altro giorno ho avuto l’ennesima prova -ce ne fosse stato bisogno- che contro la legge di Murphy non c’e’ alternativa che tenga. Nemmeno la potentissima “prima legge del pendolare”, che recita testualmente:

“Devi sempre prendere il primo mezzo in partenza verso la tua destinazione”

puo’ qualcosa contro:

“Se qualcosa può andar male, lo fara’”

Torniamo all’altro giorno, per dimostrare l’enunciato del titolo.

Non avevo particolari orari da rispettare, ma comunque ho preso l’autobus di sempre, che nove volte su dieci mi porta alla stazione in anticipo di ben cinque minuti, e in tempo perfetto per il treno delle 17,50. Ovviamente quel giorno l’autobus riesce ad accumulare quasi dieci minuti di ritardo su una tratta da otto, e ovviamente perdo il treno. Niente di preoccupante, c’e’ quello delle 18,20 che mi aspetta puntuale sul binario 2. Ci salgo, e il treno parte all’orario corretto, come un cucu’ svizzero.
La prima tappa e’ a pochi minuti dalla stazione centrale, e viene raggiunta ancora in orario. Poi, senza alcun motivo noto, il treno muore. Non da’ piu’ segni di vita sino alle 18,50, quando il capotreno ci avverte (bonta’ sua) che -per un guasto tecnico- il treno avra’ un ritardo imprecisato.
Ritardo imprecisato” per un pendolare equivale a “Sauron” per Frodo Baggins, quindi -tra una selva di moccoli creativi e di insulti con rincorsa ai ferrovieri- molti passeggeri si sono riversati fuori, sulla banchina, a decidere cosa fare. Per un caso fortunato l’annuncio maledetto e’ stato dato a cinque minuti esatti dal transito del treno successivo, che in effetti s’e’ presentato in splendido orario sul binario parallelo al nostro.

Che fare?

“Ritardo imprecisato” ha un significato preciso, su un treno italiano: “Sai una sega te quando riparte questo barroccio!“. E la tentazione del treno sul binario parallelo era grande… Ho riflettuto venti secondi, poi mi sono precipitato verso il sottopassaggio. Quando sono sbucato in superficie, ho visto che meta’ dei miei compagni di viaggio aveva avuto la mia stessa idea, ma l’aveva messa in pratica “all’italiana”, oltrepassando la linea gialla e scavalcando bellamente i binari. Insomma: un esodo biblico si e’ compiuto, dal treno con “ritardo imprecisato” al treno in orario, e con i motori accesi.
Dieci secondi per sistemarmi su un sedile faticosamente conquistato, e con la coda dell’occhio avverto un movimento sul binario accanto.

Mi volto, incredulo, in tempo per godere della vista del treno che era “tecnicamente guasto”, e che adesso invece –Dio Nanos!– sta prendendo velocita’, tetragono a tutti i miei dubbi e alla incredulita’ che mi abbassa la mascella di trenta centimetri buoni. La mia reazione e’ stata una sequela di commenti sulle stimmate finte di Padre Pio (probabile pedofilo e molestatore di pie donnine, oltre che truffatore seriale. E ci state anche larghini, giu’), e una –come dire?– polemica con il capotreno del mezzo sul quale mi trovavo, che meno male non aveva idea di cosa fosse un Bonobo, altrimenti si sarebbe forse offeso. Chiaramente la mia reazione e’ stata quella piu’ posata, visto che alcuni ragazzi hanno letteralmente preso d’assalto la cabina del manovratore con l’intenzione di ripristinare l’usanza dei sacrifici umani a Cthulhu per impalazione.
Tutto questo, oltre a causare scompiglio e rumore, e’ parso avere effetto pure sul treno traditore, quello che avrebbe dovuto soffrire un “ritardo imprecisato” (e ricordo che l’annuncio era stato dato solo dieci minuti prima…): il mezzo s’e’ infatti fermato, tra il giubilo e le grida belluine dei pendolari incazzati, poche decine di metri piu’ avanti.

Ma la gioia, e la speranza di altri sacrifici al dio tentacolato, si sono infranti immediatamente, visto che il maledetto aggeggio s’e’ rimesso in moto e ci ha lasciato li’ a moccolare con un palmo di naso.

Smaltita la rabbia -e accumulati altri venti minuti di ritardo per motivi oscuri- sono iniziate le recriminazioni e i commenti tra passeggeri.
L’ultima parola l’ha avuta una ragazza, che ha cercato di rincuorare noi poveri irrisi e sbeffeggiati dai seguaci di Mauro Moretti citando la prima legge del pendolare: “Oh, d’altra parte, che dovevate fare? C’era un treno in partenza, e avete preso quello!”.

Si, ma il treno in partenza non sapeva dell’esistenza di Arthur Bloch.

La morale e’ semplice e banale: mai -MAI- mettere in dubbio la potenza di Murphy.

Barney

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