“L’energia del vuoto”, Bruno Arpaia

La parola per descrivere il romanzo di Arpaia, entrato quest’anno nella cinquina dei finalisti dello “Strega“, e’ una sola: Infodump.

Libro-lenergia-del-vuoto

In letteratura l’infodump e’ una variazione dell’esposizione, che si differenzia da quest’ultima per fornire al lettore una enorme quantita’ di informazione (spesso inutile/gia’ nota) in poche pagine. 

Una variazione dell’infodump e’ un intero libro che -venduto come un romanzo- e’ invece un saggio scientifico mascherato. Con il piccolo particolare che in genere il saggio scientifico e’ scritto da un ricercatore; il romanzo invece lo scrive uno scrittore senza particolari competenze scientifiche.

 “Il mago dei numeri” di Hans Magnus Enzensberger e’ un classico infodump che dura per tutte le pagine del libro, e il romanzo di Arpaia si pone sulla sua scia. Con l’ulteriore aggravante che l’argomento di quattro quindi del libro non sono i numeri, ma la meccanica quantistica e la teoria delle superstringhe, ovvero argomenti di frontiera della scienza moderna, argomenti che -ne sono assolutamente certo- non fanno facilmente breccia nella testa del lettore-tipo.

Il quinto rimanente e’ un delirio che dovrebbe far virare il romanzo verso il thriller: terroristi arabi (che vanno sempre bene, dopo l’11 settembre…) che organizzano a Parigi un attentato in cui crolla -con gran fracasso e strage immane- la Tour Eiffel (si diceva: l’11 settembre, no?), ma hanno come scopo ultimo quello di impadronirsi della potenza di calcolo del Large Hadron Collider del CERN per potere organizzare degli attentati spettacolari (immagino che con quella potenza di calcolo, “spettacolare” significhi qualcosa di vicino a “far sparire tutto questo braccio della galassia dentro un buco nero“. Ma allora, caro Arpaia, c’ha gia’ pensato Peter F. Hamilton 🙂 ). Qua e la personaggi accennati con pochi tratti di carboncino, storie abbozzate e mai finite, e poco altro.

Un libro, insomma, del tutto deludente. Tanto che appena finito mi sono buttato sull’enorme (1369 pagine…) “Limit” di Frank Schatzing (che peraltro e’ partito malino pure quello, con un bell’ascensore gravitazionale, ma vediamo dove vuole andare a parare).

Barney

 

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