Casta ma non pura

Oggi sono intervenuto -non lo faccio quasi mai- in una discussione su Linkedin, gruppo “Fuga dei talenti”. Qualcuno ha linkato una notizia che riportava le proposte di legge -tutte del centrodestra- volte ad abolire il valore legale del titolo di studio, e ha semplicemente domandato “siete d’accordo?”. Io sono d’accordo, m’e’ venuto da rispondere, ed ovviamente ho risposto “si”. Con me qualche altro utente, ma la maggioranza mi pare sia contraria. Un tizio in particolare s’e’ lanciato in una filippica assurda sul fatto che cosi’ si sarebbe data una formidabile arma in mano alle aziende per tenere sulla corda i lavoratori (??!!!!). Poi ha scritto la frase che m’ha fatto veramente incavolare, e che riporto sperando non chieda mai i diritti d’autore:

In Italia oramai l’unico valore che si dà alla cultura è il riconoscimento di quel titolo faticosamente sudato e solo perchè si è obbligati dalla legge. Se si toglie anche quello la frittata è fatta. Voglio proprio vedere che ci guadagnano i professionisti a farsi sfilare da sotto il naso il titolo che hanno acquisito. A me pare una scemenza francamente.

Questa roba qua l’ho letta prima (lo giuro) di ascoltare quel che e’ successo oggi in aula a Montecitorio: alla sola notizia che la Finanziaria avrebbe contenuto norme volte ad abolire -o comunque a rilassare- gli ordini professionali, uno stuolo di avvocati e notai (tutti pare del centrodestra) hanno iniziato a raccogliere firme in aula, minacciando di non votare la finanziaria se quella norma non fosse stata ritirata. Pare che in fondo alla giornata abbiano ricavato una cinquantina di firme (alcuni giornalisti dicono ottanta), e soprattutto pare che la norma sugli ordini professionali sara’ ritirata dal testo definitivo.

A me e’ venuto da rispondere cosi’:

E’ evidente che l’abolizione del valore legale del titolo di studio e’ l’ultimo dei problemi del paese, ma su questo era stato chiesto di fornire un parere.

E’ altrettanto evidente che l’attaccamento tutto nazionale al valore del pezzo di carta e’ lo specchio di una mentalita’ molto particolare -e assai dannosa, IMVHO-: il volere mantenere dei privilegi di “casta” che si ritengono dovuti solo perche’ siamo entrati in una casta.

Il commento di Xxxxxx (non me ne voglia) sui professionisti che non avrebbero alcun motivo di cancellare il valore legale della laurea e’ la riprova che questa mentalita’ esiste e lotta assieme a noi.

Dall’altra parte, gli stipendi ridicoli che le aziende italiane pagano ai loro dipendenti sono -mi si scusi il calembour- indipendenti dal fatto che il dipendente abbia o meno la laurea: siamo al VENTISETTESIMO posto nel G30 come COSTO del lavoro, subito prima di Polonia e Messico.

In sintesi: eliminare il valore legale del titolo di studio potrebbe rappresentare uno dei punti di partenza per passare da un sistema clientelare/di caste a uno MERITOCRATICO.

Questo, lo ripeto, prima di aver sentito della stupenda prova di responsabilita’ degli avvocati del PdL, di fronte ad una crisi economica enorme. Ma volete mettere il proteggere la casta dei notai con lo spread rispetto ai Bund tedeschi? Ma soprattutto: pensate che qualcuno di quei coglioni che raccoglievano le firme sappia cosa e’ lo spread, o i Bund tedeschi?

Barney

8 pensieri su “Casta ma non pura

  1. Claudio

    Giova’…. cominciamo intanto a separare il culo dalle 40 ore:1)Una cosa è la validità legale del titolo di studio (cosa che riguardava la domanda)2)Un’altra gli ordini professionali (cosa che riguarda la protesta alla camera)Cominciamo dal punto 2: gli ordini vanno aboliti e le resistenze a ciò abbattute a colpi di baionetta, fine del discorso.Punto1: un titolo di studio certifica, al meglio di questa imperfetta realtà, che si è compiuto un certo percorso di preparazione. Dopo di che per alcune professioni lo Stato deve fissare uno standard: lo si fa per l’acqua potabile, sarebbe per me auspicabile farlo per il professionista che ci si può trovare davanti al pronto soccorso o in sala operatoria. In questo sta il valore legale secondo me.Cosa fare per introdurre la meritocrazia in Italia? Secondo me il valore legale non c’entra niente.

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  2. Barney Panofsky

    Mah, proviamo a non far di tutti i culi potte, et vice-versa.Posto che siamo d’accordo sul tuo punto 2), debbo dire che l’1) ci vede in profondo disaccordo. Anche perche’ scommetto tre euri che NON hai letto il thread su Linkedin. Secondo me le due cose sono esattamente la stessa faccia della stessa medaglia. E’ il volere ottenere dei privilegi (un rango, una posizione) e non lasciarli piu’.Chiedo all’espatriato in Crucchia se li’ dove e’ lui ora si e’ cosi’ attaccati al titolo come in Italia (in realta’ la Tedeschia e’ il secondo posto peggiore al mondo in questo campo): fate a cazzotti per chiamarvi “Ing.” Sbuzzagrilli, o “dott.” Raddrizzabanane? No, perche’ qui e’ cosi’: il titolo di studio ti qualifica DI PER SE per un ruolo. E no: lo standard NON te lo da il titolo: te lo da la tua personalissima capacita’ di fare qualcosa meglio che un leghista di Bergamo laureato al Politecnico di Milano.Barney

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  3. Claudio

    La mia “firma” di lavoro l’hai vista in qualche mail: ruolo, gruppo (il vezzo che ci concediamo nella firma ufficiale è di chiamare il nostro componente con il nomignolo “vasca da bagno”), sezione, stop. Ing proprio no, anche perchè dove lavoro ci sono edifici pieni di ing. .Non è che della cosa in Italia (del titolo) me ne fregasse di più. Non ho mai capito neanche se mi posso chiamare “ingegnere” o meno: ho la laurea, ho fatto l’esame di stato (La cosa più inutile che abbia mai fatto, in effetti, e costava pure) ma non mi sono mai iscritto all’Ordine. In effetti se lavori in un’azienda tutto ciò è inutile. Per cui sul punto “valore legale del titolo di studio” la mia vita non cambierebbe, neanche in Italia. Rimane il punto su cui mi incarognisco: come fai a stabilire un requisito minimo per l’assunzione di un medico in una struttura pubblica? Solo colloqui?

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  4. Barney Panofsky

    Come si seleziona la gente? Beh, non mi risulta che ordini professionali e valore legale del titolo di studio siano la norma, nel resto del mondo. Per i medici penso si potrebbe usare il sistema delle tre lettere di raccomandazione, piu’ cv e colloquio. Ovviamente la laurea ci vuole, ma non e’ sufficiente a fare di te un medico (come peraltro non e’ sufficiente l’iscrizione all’ordine).Barney

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  5. Claudio

    In quel “Ovviamente la laurea ci vuole” ci sta la necessità che una legge la richieda per certi posti, ovverosia, guarda un po’, il valore legale (o cos’era per te se no: una legge che ti obbliga a inchinarsi davanti ad un laureato e a fargli trombare la figlia?). Lo so, è un passo 0, ma era quello che intendevo, e la legge deve fissarlo come necessario.Infatti, contrariamente a quello che dici, il valore legale è la norma in tutto il mondo. Se ovviamente libero di smentirmi dimostrandomi che nella maggioranza dei paesi non occorre, per legge, la laurea in medicina per fare il medico.

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  6. Barney Panofsky

    In Italia “valore legale” del titolo di studio significa che per il solo fatto che tu hai la laurea e magari hai passato un esame di stato, sei autorizzato a fregiarti delle mostrine da Medico. Ecco: quello step zero -come dici tu- NON autorizza nessuno a definirsi “medico”. Hai semplicemente UNO dei requisiti. Nel resto del mondo non hai automaticamente accesso alla sala operatoria, per il solo fatto che sei medico E iscritto all’albo dei segaossa. O meglio: nel resto del mondo hai la selezione naturale che se non vali un cazzo ti macella. Qua da noi, no. Qua da noi “valore legale del titolo di studio” significa assenza di distinzioni tra un medico e un altro. Qua da noi se t’azzardi a dire che la laurea E l’iscrizione allo stracazzo di albo NON ti fanno in automatico Christian Barnard, sei un fascista. Ecco: uno dei danni della sinistra e’ questa volonta’ di fare tutti uguali (magari decidendo tra maiali chi e’ piu’ uguale degli altri).Barney “Orwell” Panofsky

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  7. Claudio

    Il problema tuo è che frequenti gentaccia :-P. La tua sfortuna non ti autorizza a cambiare le definizioni: il valore legale significa “requisito necessario”. A me sembra che la mancanza di selezione non sia correlata al valore legale o meno della laurea e che tu vada un bel po’ a ramengo con i discorsi . Quando viene scelto qualcuno per un posto di chirurgo tutti i candidati sono laureati in medicina, per cui la laurea da sola non basta e sono importanti altri fattori (merito o raccomandazione?). E il problema sta lì, in questi ulteriori criteri. La cosa migliorerebbe rendendo non necessaria la laurea e ammettendo alla selezione candidati non laureati? La tua risposta è “perchè no?”, cioè, dal fatto che, giustamente, ritieni che essere laureato non è sufficiente, derivi che allora non è neanche necessario, con un non sequitur da paura. Un’ultima cosa: col fatto che la laurea ha un valore legale, cioè riconosciuto dallo stato, si ha un parametro che è valido su tutto il territorio nazionale (magari puoi fare differenze tra università ma è un step ulteriore) e su quello degli altri stati (grazie ad accordi, ad esempio). Tu dici che la laurea da sola non basta: senza varrebbero altri parametri, come ad esempio essere del posto: il sogno di ogni leghista

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