Il potere di una firma (elettronica)

[Ringrazio Arianna C. per lo spunto involontario che mi ha dato per questo post. Dopo un botta e risposta su faccialibro, e un “Ma sei sempre il solito rompicoglioni!” dettomi in faccia grazie ad un casuale incontro, non posso certo far finta di nulla, no? :-)]

Capita a volte che un argomento minimale, che sta ai limiti percettivi dei nostri piccoli interessi egoistici, esca fuori -per coincidenze astrali irripetibili- un numero di volte esagerato in uno spazio di tempo ridotto. E quindi viene d’imperio promosso da rumore di fondo a stella del proscenio della nostra vita, seppure per un breve attimo. A volte questo attimo fa molto rumore, altre volte passa quasi inosservato, altre ancora una via di mezzo ovviamente. Questa e’ la storia di un battito d’api che ha provocato un post.

L’argomento in questione e’ infatti la moria di api e di altri imenotteri sociali che ha luogo da anni in varie parti del mondo. Probabilmente ne hanno ri-parlato in vari telegiornali in questi giorni, forse l’argomento e’ stato trattato (in una pagina interna) pure sui giornali, mi pare di avere capito che addirittura e’ saltato fuori in un talk show televisivo; fatto sta che io -lo confesso- non m’ero accorto di nulla. Mercoledi’ scorso ne hanno parlato -marginalmente- un paio di colleghi a pranzo. Ho carpito un paio di frasi, con dentro le parole “Neonicotinoidi” e “Zaia”. Per farla breve: pare che una delle teorie piu’ accreditate colleghi la moria di api all’uso indiscriminato di neonicotinoidi, i quali sarebbero la principale -se non unica- causa delle morti . Zaia (l’ex Ministro dell’Agricoltura) avrebbe vietato l’uso di tali veleni mortali, e cio’ spiegherebbe come mai le api italiane muoiono “meno” di quelle tedesche o francesi. Gli americani invece spargono a ettolitri i neonicotinoidi, e ovviamente proprio negli USA ci sarebbe una strage di insetti.
Il giorno dopo uno dei colleghi che discuteva della cosa invia una email che si intitola “giusto perche’ ne parlavamo oggi”, e contiene un link. Questo qua.
In sintesi: le morie delle api sono cicliche, e possono essere ricondotte a vari fattori (funghi, virus e acari soprattutto. Con -certamente- l’aiuto di pesticidi, ma come componente minimale).
Il fattore responsabile delle ecatombi di quest’anno pare sia un virus ad RNA, diffuso attraverso i pollini.
A supporto la pagina web porta un articolo pubblicato sulla Public Library of Sciences (non il “Giornalino di SuperPippo”, quindi). Mi pare che la questione sia trattata egregiamente, e che le prove addotte all’ipotesi-virus siano solide. Per me (e per i miei colleghi) il caso e’ chiuso e il colpevole individuato. Il cattivo ingiustamente incarcerato (“i neonicotinoidi”) quasi riabilitato, o almeno scagionato da questo omicidio.
 
Il fascicolo, pero’, si riapre inaspettatamente un paio di giorni fa grazie al cambiamento di stato di Arianna su FB. Arianna e’ una biologa come una volta ero pure io, non quindi una sprovveduta. Avverte i suoi contatti su Facebook che ha appena firmato una petizione su www.avaaz.org. Una petizione su una emergenza globale delle api, per “vietare pesticidi killer che stanno uccidendo le api e mettendo in pericolo la nostra catena alimentare“.

Forte delle argomentazioni -come s’e’ visto- casualmente reperite un paio di giorni prima replico con la mia solita sintesi pregna di simpatia quanto un posatoio da pollaio: “cazzate“.
Linko anche (per correttezza) la pagina di Salmone.org dalla quale ho estratto le mie granitiche certezze. E mi calmo 🙂
Io -va detto- sono una delle persone piu’ apodittiche in assoluto, ma adoro discutere, ovviamente se la discussione ha basi interessanti. Questa le aveva, le basi. Ma Arianna replica come -secondo me- non avrebbe mai dovuto: usando come argomento il principio di autorita’. La petizione l’ha promossa Avaaz, QUINDI ha un senso, QUINDI deve essere vera.
Ora: posto che il sistema per cementare il mio punto di vista e’ pormi davanti il principio di autorita’ e nello stesso tempo evitare di fronteggiare i dati citati, andiamo a vedere cosa e’ Avaaz, e dimentichiamo quindi per sempre il motivo per il quale le apine stiantano a camionat milion miliardi.

Www.avaaz.org vi porta alla homepage dell’organizzazione. Home che mostra al centro una serie di immagini che ciclano e che raccontano delle principali campagne di raccolta firme (da ora in avanti: “petizioni”) attualmente in corso. Ci torno subito. Prima va detto che subito a destra c’e’ un box fucsia (lo sfondo del sito e’ azzurro, e il contrasto e’ notevole. Oltre che obiettivamente bruttino) con il motto dell’organizzazione e un counter corpo 26 che avverte che il movimento Avaaz a quel determinato attimo conta (nel mio caso) 6.626.775 membri.

Il sito -lo dico subito- mi pare sostanzialmente innocuo: non dovrebbe fare mailaddress harvesting per spammer (sebbene vi siano alcuni che la pensano diversamente), e’ appoggiato da MoveOn.org, che e’ un movimento USA “apolitico” (ma certamente piu’ vicino ai democratici che ai repubblicani, tanto che Obama molto vi si e’ appoggiato per vincere le elezioni) ha finalita’ che mi paiono lodevoli ma… inutili. Come drawback, si scopre che potrebbe essere finanziato pesantemente da George Soros, che a sua volta e’ uno dei personaggi piu’ discussi dell’economia mondiale. Ah, l’altra cosa molto negativa per me e’ il solo fatto che “raccolgono firme”. Adesso a raccogliere firme “fisiche” son rimasti i radicali -innocui- e quegli ex-drogati cattonaziskin dei Lautari, cui rispondo sempre “No, grazie: sono antiproibizionista convinto”, e tanto basta per levarseli dai coglioni.

Quello che mi perplime e’ l’utilita’ di azioni come questa, di organizzazioni che raccolgono firme per le petizioni piu’ disparate. Tralascio il commento sull’altra faccia dell’organizzazione: la raccolta di fondi per le emergenze umanitarie, perche’ non ho idea se gestiscono onestamente la cosa.
Ma ecco alcune delle raccolte attualmente “firmabili”, o scadute da poco, oltre a quella delle api che e’ onnipresente:

  • Western Union: abolizione delle commissioni ritenute “predatorie” (posso capire lo spirito, se pensano di cambiare le cose con la petizione auguroni)
  • Appello alle industrie del cacao per fermare la guerra in Costa d’Avorio (io voto per un appello a Superman. Sarebbe sicuramente piu’ efficace nel dirimere quella lite tra pastori per questioni di eredita’)
  • Appello alla Corte Costituzionale Italiana perche’ bocci la legge sul legittimo impedimento (questo e’ conflitto di interessi, Cribbio!)
  • Campagna per il cessate il fuoco a Gaza (ho detto Superman, la’ sopra!)
  • Campagna per la chiusura di Guantanamo (si, in effetti Obama l’aveva promesso… Ma allora chiederlo direttamente a lui no, eh?)

Insomma: ottimi argomenti, per carita’ (beh, ottimi: dipende da chi sei; per il CEO di Western Union, per dire, la prima e’ orripilante). Ma io mi chiedo se la gente che aderisce, quei 6.626.973 membri (siamo gia’ aumentati di un duecento persone, in una decina di minuti) che hanno firmato per le api e per gli elefanti, per Guantanamo e per Sakineh hanno mai provato a quantificare l’efficacia del loro gesto, l’impatto pratico che lo scrivere il proprio indirizzo email in una form ha sui problemi del mondo. Secondo me l’efficacia e’ zero o molto prossima allo zero. Anzi: l’impatto e’ negativo nelle persone come me che odiano questo tipo di attivita’.

Mi viene sempre in mente, quando vedo ‘ste campagne, che e’ molto -troppo- facile agire cosi’. Son buoni tutti a (credere di) salvare una camionata di apuzze firmando una petizione.
Magari avrebbe piu’ senso -e sarebbe molto piu’ impattante per gli insetti- piantare delle siepi di Rosa canina, o lasciare le Acacie in giardino, o destinare un terzo del prato a fiori di campo. Li’ si che le api ringrazierebbero: perche’ le rose e gli altri fiori se li ciucciano.
Le firme, con tutta la buona volonta’ che le poverelle ci possono mettere, se le sbattono sui coglion friggono.

Bee20movie20fc1

Barney

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