Corsi e concorsi

[Nel racconto che segue possono esserci errori e omissioni. L’impianto è comunque reale, e mi scuso in anticipo con C. se ho sbagliato troppi particolari]

 

Stamani, mentre uscivo per andare al supermercato, ho incontrato C., una amica fin dai tempi del liceo.
C. ha un anno meno di me, e si e’ laureata un anno e mezzo prima di me. Con 110 e lode, chiaro. Per meriti suoi, meglio precisare.

 

Laureata in Scienze Biologiche, fa il concorso per la specializzazione in biologia molecolare, e lo vince. Però siccome il concorso è bandito/gestito dalla facoltà di Medicina, rimane senza borsa. Quella va ai medici, che cazzo vuole una biologa non si sa…
Durante la specializzazione pubblica articoli e fa ricerca; poi, finita la scuola, si trova a essere -di nuovo- la biologa del cazzo nel mezzo ai medici taaaanto cari e bravi, che hanno taaaanto bisogno di soldi. E quindi per lei nessun posto pagato. Il volontariato è più che bene accetto da parte sua, ma soldini pochini.
Ma C. è testona, e vince una borsa di perfezionamento post-specializzazione al Karolinska Institute di Solna (vicino Stoccolma). Come dire NASA Glenn per un ingegnere aerospaziale: il non plus ultra della ricerca biomedica. Fa un paio di anni li’, e poi -come quasi tutti gli italiani bischeri- anche se potrebbe restare nella fredda Svezia ritorna all’ovile, richiamata dalle sirene di promesse di posti vari ed eventuali. Il risultato è che fa non so quanti concorsi, nei quali si piazza sempre, regolarmente, prima o seconda dei perdenti (di quelli, cioé, che non avranno mai il posto, a meno di congiunzioni astrali particolarmente favorevoli).
Finchè, finalmente, non vince un concorso a Vercelli. Posto fisso in non so bene quale struttura. Quindi, pare che dopo dieci anni di peregrinazioni le cose si siano stabilizzate, per C..

 

Manco per il cazzo: ci sono le elezioni, in Piemonte. E vince la Bresso (è la tornata precedente a questa). La Bresso applica alla lettera lo spoils system, e cambia tutti i dirigenti possibili. Tra cui quello che aveva bandito il concorso vinto da C., che si ritrova cosi’ di nuovo a spasso.

 

Stamani mi ha raccontato che adesso e’ a Biella, precaria in un laboratorio tirato su da lei, dove le competenze maggiori sono quelle che lei ha apportato. Spera di essere chiamata al Meyer di Firenze, dove in un concorso fatto qualche anno fa è risultata settima, ma siccome hanno già chiamato le sei davanti, forse, c’è speranza pure per lei. Se la graduatoria non scade prima, ovviamente. Nel frattempo dice che farà tutti i concorsi che sono in giro.

 

Io non le ho detto, come faccio sempre in questi casi: “Lascia perdere i concorsi pubblici, emigra o buttati sul privato”. Ma l’ho pensato.

 

Fossi un politico, la prima cosa che farei sarebbe l’abolizione dei concorsi pubblici. Sono una buffonata che costa una montagna di soldi sia allo Stato/all’istituzione che lo organizza, sia ai disperati che ci partecipano, spesso sobbarcandosi viaggi della disperazione che poco hanno di umano. E non garantisce assolutamente il reclutamento del migliore, semplicemente perchè è sempre lo Stato a pagare per quel posto.
Chi bandisce il posto a concorso ha la certezza che -nel caso la copertura venga assicurata- per lui si tratterà solo di firmare la lettera di assunzioni.

Così son buoni tutti, a selezionare. Allora, davvero e’ molto meglio applicare alla lettera il principio di Peter: ci sono evidenze (ne ho parlato qui) che funzioni meglio.

 

Barney

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