“L’ubicazione del bene”, Giorgio Falco

“L’ubicazione del bene” e’ una raccolta di racconti/romanzo a episodi scritto da Giorgio Falco, qui alla sua seconda prova letteraria. L’ambigua catalogazione del libro è dovuta a come Falco l’ha costruito: i racconti, o quadri di vita quotidiana, sono tutti a prima vista scollegati tra di loro, con l’unica ovvia eccezione della collocazione geografica di tutto cio’ che accade: l’immaginario paese di Contesforza, alla periferia sud di Milano.

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Questo non-paese e’ il vero protagonista del libro. Contesforza è il classico paesotto-dormitorio, con le villette a schiera che interrompono la campagna e la nebbia. E’ a 20 minuti (o a 20 chilometri: dipende dal momento della giornata) da tutto: dal centro di Milano come dal supermercato. E’, in sostanza, lontano da ogni cosa proprio perchè vicino a tutto. E i protagonisti umani delle nove storie sono piccole, quasi insignificanti vittime di questo non luogo prima che della società moderna e della sua inarrestabile decadenza.

In realtà, se questo libro viene considerato come la descrizione di un luogo -di Contesforza, cioè- esso assurge a dignità di romanzo, proprio perché è più importante dove accadono le cose piuttosto che a chi, come e quando. E le cadute dei vari perdenti della vita, dall’aspirante imprenditore che lascia il lavoro sicuro per rovinarsi con la sua nuova attività di derattizzatore, alla giovane coppia che spende tutti i soldi per l’acquisto e la ristrutturazione di uno stupendo casolare in campagna che si rivela una topaia in disfacimento, tutto è funzionale alla definizione del palcoscenico dove tali cadute si realizzano.

A prescindere da come lo si voglia catalogare, “L’ubicazione del bene” si eleva di molte spanne sopra ai bestseller nazionali degli ultimi anni (a partire da “La solitudine dei moccoli sputati”, o come minchia si chiama quella roba lì, per non parlare delle stronzate di Moccio Moccia o delle vaccate col salto di Fabio “bigliettinideibaciperugina” Volo), svelando un ottimo scrittore, che padroneggia una prosa scarna ed essenziale con grande eleganza. Il libro è stato accolto da giudizi dissonanti: chi lo giudica ottimo, chi invece un mediocre esercizio di stile fatto da un buon tecnico. In realtà si tratta di un libro da leggere con fiducia, perchè la vita è a volte esattamente come viene raccontata lì.

 

BP

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