C’e’ una parola che ricorre continuamente nelle poche parti parlate di “Live at Pompeii”, pellicola che mischia sapientemente musiche dei PF e immagini degli scavi archeologici campani, visioni dallo spazio ed eruzioni vulcaniche.
La parola e’ “equipment”, attrezzatura, e tutti e quattro i PF la usano per descrivere parte di quello che e’ la loro musica: strumenti, amplificatori, effetti… Equipment, appunto. Salvo poi dire -mi pare sia Waters-: “Beh, se e’ cosi’ facile fare i Pink Floyd, perche’ la gente non si compra l’attrezzatura e va sul palco al posto nostro?”.
Perche’ in effetti non ci sono solo sintetizzatori, chitarre, batteria e basso: il talento di Gilmour, Waters, Mason e Wright e’ innegabile, cosi’ come innegabile la loro ricerca della perfezione in ogni performance. In “Live at Pompeii” si vedono registrazioni delle versioni di “Us and them” e di “Brain Damage” che poi si troveranno in “The dark side of the Moon”, e vedere Gilmour che rifa’ quattro o cinque volte l’assolo di “Brain damage” e’ quasi stupefacente: non si direbbe, a sentirlo scazzare strafatto e ubriaco pochi minuti prima, che sia cosi’ professionale.
Da recuperare, per assistere alla performance di un gruppo che ha fatto la storia della musica.
Qua sotto Nick Mason tambureggia da par suo in “One of these days”:
Ah, per la cronaca, non so se qualcuno si ricorda di questa fantastica creazione di Randall. Bene: la pagina del forum che ospita i commenti ha attualmente 26014 risposte… :-O
Tornato ieri da Bucarest -dove ero per un meeting-, potrei scrivere due parole sulla citta’ che vedevo per la prima volta (difficile giudicarla, a prima vista non pare brutta. Molto verde, palazzi decrepiti accanto agli ultimi resti della grandezza fasciocomunista di Nicolae buonanima, caos un po’ dappertutto ma tutto sommato piacevole), su autobus e metro (funzionano, sono lentissimi e passabilmente puliti), sui taxi (m’e’ toccato un pilota sessantenne su una Dacia scassatissima, che piu’ che guidare zigzagava a settanta all’ora tra cordoli e SUV), sulla gente (tranquillissimi, i poliziotti all’aeroporto sfavati come pochi, i camerieri nei vari locali e i colleghi del posto dove eravamo assolutamente cordiali e disponibili a farsi in quattro per te. Si avverte la distinzione tra i pochi ricchi, i normalmente borghesi e i molti poveri), della splendida birreria Caru cu bere dove abbiamo cenato e bevuto nel tradizionale evento conviviale che non manca mai (guardate le foto del locale, e se siete in zona non so proprio cos’altro consigliarvi, anche come cibo. La birra poi la tirano via a meno di due euro a boccale…), del meeting (questo poi non interessa a nessuno, siamo sinceri!)… insomma avrei potuto limitarmi a scrivere quel che ho scritto sinora, ma quel che resta impresso nei ricordi di chiunque vada a Bucarest e’ un’altra cosa: i cani randagi.
Bucarest e’ una citta’ dove sono stati censiti meno di due milioni di abitanti, e sessantacinquemila circa cani randagi. Con un probabile errore per difetto di almeno il 10%. La cifra detta cosi’ sembra piccola, ma fa un cane ogni trenta persone.
Circolano in rete decine di leggende metropolitane sui cani di Bucarest; da quel che vi posso dire io ci sono anche in pienissimo centro, sono grossi, ma non mi hanno mai disturbato.
Pero’ le statistiche dicono che ogni ora due persone vengono morse da cani randagi, a Bucarest, e ogni tanto qualcuno viene sbranato… Per consolare chi va a Bucarest: pare che la probabilita’ di contrarre la rabbia sia bassissima.
A leggere qualcosa sull’argomento (ad esempio, questo brevissimo articoletto), si viene a sapere che e’ impossibile per gli accalappiacani catturare un cane e metterlo in un canile, sospetto anche perche’ mancano i canili municipali, ma soprattutto perche’ la popolazione oramai ha adottato i cani di strada: li nutre, li protegge, organizza petizioni per evitare che vengano catturati (e la Costituzione rumena pare sia piu’ dalla parte del cane che da quella dell’accalappiacani; addirittura c’e’ una norma costituzionale che proibisce l’abbattimento di cani randagi…).
Ora pero’ vi faccio vedere un po’ di cagnoni valacchi:
Qua siamo nel cortile dell’Istituto di ricerca dove eravamo per il meeting. Questi sono due randagi che dormono. Taglia: Golden Retriever
Altri quattro randagioni che si sono avvicinati abbaiando, ma poi hanno iniziato a scodinzolare. Sempre nel cortile dell’Istituto.
Questo invece l’ho svegliato a mezzanotte all’uscita della Metro (che era chiusa), a venti metri dal mio albergo. Pienissimo centro di Bucarest.
La chiusura non puo’ che essere demandata a questo capolavoro qua:
Anche questa e’ splendida: cosa carpirebbero delle ipotetiche popolazioni aliene che vivono attorno alle maggiori stelle della cultura popolare terrestre, basandosi sui memi mediatici? Ecco qua la risposta, che si fonda sul ritardo dovuto alla ricezione delle varie trasmissioni sui differenti pianeti. C’e’ di tutto
Il calcio come metafora di vita, fede incrollabile e pietra di paragone per il resto del mondo -fidanzata inclusa -, oppure come unico svago, ma svago dannatamente serio, in un paese che deve fare i conti con le contraddizioni di una ndustrializzazione rapida e selvaggia.
Lo sport popolare per eccellenza, il passatempo che ha bisogno solo di un po' di gente e di spazio - e di una palla...
Parallelo numero otto: Hornby Vs. Reviati sul campo di calcio della vita.
Ringrazio Cartaresistente per la foto, soprattutto perche' ci sono le Puma :-)
Barney
Randall superlativo oggi nello stare sulla notizia (beh, gli viene facile: ha lavorato per anni per la NASA ) che e’ la spettacolare versione di “Space Oddity” registrata sulla stazione spaziale da Chris Hadfield, capoastronauta canadese tra i migliori valorizzatori della ISS (i suoi video sono tutti da vedere). Ecco qua Chris che canta (e suona -poco…-) il pezzo di David Bowie:
La domanda cui risponde Randall e’: “Ma il video di Hadfield, e’ il piu’ costoso video mai girato?”. La risposta e’ articolata e assolutamente corretta, fino alla piu’ piccola virgola. Munroe sa di cosa parla, e vediamo se qualcuno comincia a riflettere su quali sono le cose veramente costose…
Pero’ l’occasione e’ ottima anche per riproporre quella che secondo me e’ la miglior cover di “Space Oddity”, questa qua cantata e suonata da Happy Rhodes: